Incentivi all’eolico uguale a  istigazione a delinquere?

L’equazione potrebbe non essere esagerata se si da uno sguardo anche superficiale a quanto sta avvenendo intorno agli ”affari col vento” negli ultimi anni. Decine di procure della Repubblica, con prevalenza delle regioni meridionali e delle due grandi isole, hanno aperto indagini per truffa, corruzione,  infiltrazioni mafiose camorristiche  spesso in concorso con politici e amministratori pubblici.  Ci sono già state alcune sentenze di condanna. Persino  la stampa straniera,  Le Monde e il Financial Time per esempio, ha più volte scritto sul malaffare eolico in Italia e le infiltrazioni mafiose ad esso correlate.

Come mai la corruzione, certo non rara in Italia, incide così pesantemente nella costruzione di parchi eolici?

La risposta è semplice, è stata già data da associazioni, quotidiani, esponenti politici: l’enorme squilibrio che esiste tra capitali da investire e ricavi garantiti e generosi che si possono ottenere nei quindici anni (prorogabili) successivi all’installazione di giganteschi  piloni in cemento e relative pale.

Un po’ di storia: i  privati  fanno la loro apparizione per la produzione di energia elettrica in Italia con la cosiddetta liberalizzazione del mercato e l’abolizione del monopolio ENEL; gli incentivi sono invece conseguenze di scelte giuste contenute nel Protocollo di Kioto e successivi vincoli imposti ai paesi industrializzati per cercare di contenere la rovina ambientale del pianeta.

Per produrre energia non inquinante i diversi stati prevedono forme di incentivi. Anche in Italia sono stati introdotti incentivi per le diverse forme di produzione di energia: dal vento, dal sole, dall’acqua per fermarsi ai più conosciuti sistemi di produzione di energia pulita

Gli incentivi sono di due tipi: per la costruzione degli impianti è previsto un intervento pubblico a fondo perduto, in più ci sono  prestiti a tasso altamente agevolato. Per progettare e realizzare l’impianto, dopo le necessarie procedure di acquisizione dei terreni,  dei permessi e licenze varie delle autorità ( qui si annida la corruzione, la truffa) basta costituire una s.r.l con capitale anche di diecimila euro.

La prima caramella sta negli incentivi alla costruzione degli impianti. La torta viene dopo: intanto tutta l’energia prodotta viene comprata e pagata  dal Gestore dei servizi elettrici (GSE) . Poi vengono  i cosiddetti Certificati Verdi (CV) vera e propria manna che attira ogni sorta di speculatori, avventurieri e faccendieri, ma anche multinazionali e grandi imprese come la SARAS dei Moratti, tra i primi a costruire centrali eoliche in Sardegna.

Cosa sono i CV! (vedi scheda  allegata elaborata da GEO di Monterotondo). Non è semplice definirli e allo stesso tempo spiegare come sono diventati così attraenti: la produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili in impianti entrati in esercizio o ripotenziati dopo il 1997 ha diritto alla certificazione di produzione da fonti rinnovabili (CV) inizialmente per i primi otto anni, poi con decreti successivi sino ai dodici anni, oggi sino ai quindici (rinnovabili a certe condizioni) dall’inizio della produzione.

Si tratta di veri e propri titoli commerciabili che sono emessi e garantiti dal GSE e che i produttori di energia eolica  possono vendere. A chi? Negoziabili sul mercato per finire poi a chi produce la grande quantità di energia elettrica (ENEL p.es. ma anche altre società) da fonti tradizionali non rinnovabili che hanno l’obbligo di immettere in rete una certa  quantità di energia pulita. Questo obbligo può essere soddisfatto anche attraverso l’acquisto e l’annullamento dei CV. (1)

Secondo molti operatori ed osservatori i CV in Italia  costituiscono un incentivo di tre volte superiore ai Cv di altri paesi europei.

Naturalmente i soldi che servono per creare CV, molti miliardi l’anno pare, sono pubblici. Ma non li tira fuori Tremonti, cioè il Tesoro dello stato italiano, ma si aggiungono ai costi della bolletta di energia elettrica di tutti i consumatori!

Se la situazione è quella sinora descritta  bisogna pur trarne qualche conclusione politica. Ed è una conclusione politica che non dobbiamo affidare alle  destre, né si può affidare a Sgarbi che da sindaco in un comune siciliano pure fa battaglie contro le pale.

Tocca alle forze di sinistra ed ambientaliste soprattutto in Sardegna, terra antica e  senza rischi di terremoti idonea secondo i nuclearisti di Berlusconi per centrali o rifiuti nucleari,  mobilitarsi se si vuole evitare che anziché lottare contro il nucleare, la gente si mobiliti per il nucleare.

Partendo dalla Sardegna occorre subito una moratoria su tutti i progetti riguardanti la costruzione di centrali eoliche, compresi quelli già autorizzati , soprattutto dopo l’emergere degli intrecci tra il Presidente Cappellacci e il noto faccendiere sardo Flavio Carboni frequentatore di banchieri laici e religiosi, di logge segrete o meno, tra i primi interlocutori di Berlusconi per gli affari sulle splendide della Sardegna nord orientale. Un consulente della Giunta  Regionale sarda come lo definisce G.M.Bellu sul quotidiano l’Unità la cui comparsa può forse spiegare perché a scegliere il candidato  Presidente della Sardegna sia stato Berlusconi imponendolo e non lasciando ai dirigenti sardi del “Popolo delle libertà” di scegliere candidati con maggiore esperienza politica.

La presenza di Carboni intorno alla giunta regionale, emersa dopo l’intervento della magistratura, deve fa nascere forti sospetti sulla  delibera presa nel mese di marzo scorso di centralizzare a livello regionale le autorizzazioni per nuovi impianti di produzione di energia  rinnovabile e di “riservare alla Regione la partecipazione al processo produttivo di tale energia, attraverso enti strumentali o societari.”

Una delibera assunta dopo il tanto agitarsi del deputato Pili contro l’eolico off shore, che sollecitava persino l’intervento della Commissione Antimafia sull’eolico in Sardegna e che dopo l’intervento delle procure della Repubblica tace.

La settimana prossima Cappellacci riferirà sulla faccenda  eolica in Consiglio Regionale. Cosa dovrebbe chiedere l’opposizione insieme ala moratoria  ricordata.

Riprendendo quanto aveva già deciso la giunta di centro Sinistra nella passata legislatura occorre porre un limite, un tetto alla produzione di eolico e stabilire quote da rispettare tra le diverse forme di produzione di energia pulita: l’eolico ha avuto una impennata enorme rispetto al fotovoltaico e altre forme di produzione di energia pulita per i vantaggi che consente non ai cittadini ma agli affaristi.

Ovviamente la politica degli incentivi va rivisti in termini di quantità e di distribuzione tra le diverse fonti, e questo spetta farlo al governo nazionale e al GSE.

Resta comunque prioritario il rispetto del paesaggio montano, marittimo e collinare che è patrimonio naturale splendido ed irrinunciabile dei sardi innanzitutto, ma anche dell’intera umanità.

N:Imbimbo

(1)” Electrade è interessata all’acquisto di certificati verdi 2007, 2008, 2009 e 2010, anche da teleriscaldamento. Per qualsiasi richiesta in merito alle nostre offerte *@electrade.it, “

questo e l’annunci sul WEB di una società che commercia CV .

allegato Certificati Verdi.

Affaire eolico selvaggio, dossier sulla truffa agli incentivi
Autore: Comitato GEO Ambiente e Territorio, Monterotondo Marittimo
Quando si parla di eolico e incentivi in sede di comparazione internazionale di solito ci si riferisce ai Certificati Verdi che sono di gran lunga la forma di incentivazione più utilizzata e di solito anche l’unica. Da noi invece le cose funzionano diversamente: i Certificati Verdi valgono più che altrove e ad essi si aggiungono molte altre agevolazioni che fanno dell’Italia la terra promessa per gli industriali del vento nonostante il nostro Paese non sia particolarmente vocato per la produzione di energia eolica. La corsa a chiedere autorizzazioni per impiantare pale alte un centinaio di metri è in realtà una banale corsa agli incentivi e alle agevolazioni che fa ricchi pochi a discapito della collettività.Vediamo quali sono le sette fonti d’oro che attirano speculatori e multinazionali da ogni dove.(1) Innazitutto i Certificati Verdi: ogni 50 MWh di energia eolica prodotta dà luogo a un certificato liberamente negoziabile sul mercato. La compravendita di certificati verdi è garantita dal Gse, il Gestore dei servizi elettrici che acquista a un prezzo predeterminato, ma più spesso i certificati vengono venduti ai produttori di energia da fonti tradizionali che per legge devono produrre una determinata quota di energia anche da fonti rinnovabili o, in alternativa, acquistare i certificati verdi. Il prezzo dei certificati era libero di fluttuare; con l’ultima Finanziaria (2008) il governo ha posto un tetto di 112,88 euro/MWh, ma ha anche prolungato da 12 a 15 anni la durata dell’incentivo. (2) Su richiesta dei produttori, inoltre, il Gse (che è un ente pubblico) può anticipare il pagamento dei certificati verdi a fronte delle stime produttive per l’anno successivo, con conguaglio a fine periodo basato sui dati reali di produzione. Così capita che le stime vengano gonfiate anche del 30% (dati ufficiali Gse relativi al 2006) per ottenere pronta cassa dall’Ente soldi da impiegare o investire come più aggrada ai titolari degli impianti. Soldi pubblici che vengono dalle nostre bollette (componente Cip6) e che, in caso di fallimento di un produttore, sono difficilmente recuperabili. Inoltre, il limite di 15 anni all’incentivo è aggirabile grazie a una legge dalle maniche larghe: (3) basta una ristrutturazione – peraltro necessaria per le parti soggette a usura – per far risultare come “nuovo” l’impianto e far ripartire da zero il contatore degli anni (15+15!).
Potrebbe bastare, ma non basta: quello dei soldi pubblici all’eolico in Italia è un vero e proprio fiume in piena. Così ai Certificati Verdi si aggiunge il (4) “dispacciamento prioritario”: in pratica il GSE è obbligato ad acquistare “sempre e subito” tutta l’elettricità prodotta da eolico, a prescindere dall’effettivo fabbisogno del sistema e dalla possibilità di acquisto di energia a prezzo inferiore – situazione tipicamente riscontrabile di notte con l’energia da nucleare. Meccanismo che obbliga il GSE a retribuire l’impresa eolica per l’energia prodotta, anche quando per ragioni tecniche non è stata immessa in rete. Per i titolari di impianti eolici ciò si traduce in una garanzia sul venduto sino all’ultimo KW prodotto, consentendo di lavorare in un mercato privo di concorrenza; invece per il Gestore di rete ciò rappresenta costi aggiuntivi, scaricati sull’utenza.Basta così? Nooo. (5) Bisogna considerare che i MWh immessi in rete vengono retribuiti dal Gse a un prezzo prefissato definito di anno in anno (circa 68 €/MWh nel 2007) e che (6) le infrastrutture necessarie al collegamento di un impianto eolico alla rete di distribuzione sono a carico del gestore della rete, cioè Terna, e non del produttore. Ma, direte voi, gli investimenti per realizzare un parco eolico sono consistenti, siamo nell’ordine delle decine di milioni di euro, e di quelli si faranno ben carico gli imprenditori dell’eolico. In effetti sarebbe così se non ci fossero (7) i finanziamenti a fondo perduto e/o a tasso agevolato previsti dalla legge 488/92. ll ministero delle Attività Produttive stila annualmente delle graduatorie ed elargisce i finanziamenti che teoricamente sarebbero finalizzati a stimolare lo sviluppo locale. Negli ultimi anni sono stati concesse diverse centinaia di milioni all’eolico (470 milioni nel solo 2006). Per la parte non a fondo perduto la legge prevedeva un tasso dello 0,5%; ora l’interesse è cresciuto, ma è di gran lunga inferiore ai tassi di mercato. Questi finanziamenti statali riducono notevolmente gli oneri dell’investimento iniziale e abbattono (talvolta dimezzano) i tempi di ammortamento dell’impianto. E dove non arriva lo Stato, arrivano le Regioni, specie al Centro-Nord: nel caso dell’impianto eolico previsto a Monterotondo Marittimo la Regione Toscana ha elargito oltre 3 milioni di contributo a fondo perduto. La sommatoria di tutti questi incentivi e agevolazioni rende conveniente impiantare pale eoliche a prescindere dalla loro effettiva produttività e la conclusione potete tirarla da soli.